
PER FABRICA TANZE
Buongiorno a tutti, sono Valentina Caggio, una delle danzatrici che prenderanno parte al festival; mi spiace di non essere presente fisicamente questa mattina, vorrei ugualmente dire qualcosa.
Intanto ringrazio Federica Capecchi per essere stata invitata e la ringrazio soprattutto per aver pensato e voluto questa manifestazione: luogo di visione, scambio, incontro e quindi accrescimento di noi tutti, sia degli artisti che del pubblico; una fabbrica, dove si lavora, si costruisce, si produce per il presente e per il futuro.
Quest’anno alla Biennale di Venezia, noi, danzatori e coreografi italiani indipendenti, abbiamo avuto una grande opportunità: Ismael Ivo ha creato un gruppo di lavoro per dare un impulso alla danza italiana, mettendoci in contatto con coreografi e artisti da tutto il mondo. Oggi, con Fabrica Tanze, partecipiamo ai primi frutti di quest’ esperienza.
Io propongo una pièce intitolata DI QUASI IMPOSSIBILE NON C’È QUASI PIÙ NULLA; è un lavoro intorno all’identità e alla costruzione di sé, partendo dalla lettura di Alice nel Paese delle Meraviglie di L. Carroll; la ricerca è stata fatta insieme a persone con problemi psichiatrici e per questo il progetto è per me ancor più significativo. Vorrei dire a più persone possibile, che danzando o creando coreografie non ci sono più persone ammalate, non c’è più distinzione tra sano e non sano; facendo arte si valorizzano gli aspetti integri e vitali della persona, rafforzando l’identità.
E’ per questo che il mio lavoro è politico: vuole togliere almeno un po’ lo stigma intorno ad una realtà della nostra società; perché tutti noi abbiamo un po’ di insofferenza o di paura nei confronti di queste persone.
Grazie e spero ci vedremo giovedì.
Buongiorno a tutti, sono Valentina Caggio, una delle danzatrici che prenderanno parte al festival; mi spiace di non essere presente fisicamente questa mattina, vorrei ugualmente dire qualcosa.
Intanto ringrazio Federica Capecchi per essere stata invitata e la ringrazio soprattutto per aver pensato e voluto questa manifestazione: luogo di visione, scambio, incontro e quindi accrescimento di noi tutti, sia degli artisti che del pubblico; una fabbrica, dove si lavora, si costruisce, si produce per il presente e per il futuro.
Quest’anno alla Biennale di Venezia, noi, danzatori e coreografi italiani indipendenti, abbiamo avuto una grande opportunità: Ismael Ivo ha creato un gruppo di lavoro per dare un impulso alla danza italiana, mettendoci in contatto con coreografi e artisti da tutto il mondo. Oggi, con Fabrica Tanze, partecipiamo ai primi frutti di quest’ esperienza.
Io propongo una pièce intitolata DI QUASI IMPOSSIBILE NON C’È QUASI PIÙ NULLA; è un lavoro intorno all’identità e alla costruzione di sé, partendo dalla lettura di Alice nel Paese delle Meraviglie di L. Carroll; la ricerca è stata fatta insieme a persone con problemi psichiatrici e per questo il progetto è per me ancor più significativo. Vorrei dire a più persone possibile, che danzando o creando coreografie non ci sono più persone ammalate, non c’è più distinzione tra sano e non sano; facendo arte si valorizzano gli aspetti integri e vitali della persona, rafforzando l’identità.
E’ per questo che il mio lavoro è politico: vuole togliere almeno un po’ lo stigma intorno ad una realtà della nostra società; perché tutti noi abbiamo un po’ di insofferenza o di paura nei confronti di queste persone.
Grazie e spero ci vedremo giovedì.
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